giovedì 5 novembre 2009

Testimone con le parole e con i gesti


Giovanni Paolo II ha sfidato una società dove si registrava una soggettivazione della fede, dove sempre più persone si costruivano una religione a proprio uso e consumo, dietro alla quale vi erano molte responsabilità da parte dei cristiani e della Chiesa gerarchica, ed egli di fronte a tutto ciò ha manifestato il massimo del suo carisma di testimone. I cristiani mostravano scarsità della loro testimonianza e incapacità a vivere la sconvolgente novità del vangelo e una fede insignificante, mentre la Chiesa gerarchica aveva mantenuto a lungo il messaggio cristiano sotto il peso di troppe strutture, troppa autorità, troppi divieti , e di una pastorale troppo difensiva, troppo circoscritta all'impegno sociale-caritativo. Egli parlò all'uomo di Dio, e di come Dio non possa essere il nemico di chi Lui stesso ha creato. Parlò della vita che, senza nessun riferimento spirituale, condurrebbe al vuoto. Parlò della speranza, che può dare un senso non solamente all'esistenza futura, nell'aldilà, ma anche alla voglia di costruire già qui, in questa vita, qualcosa di nuovo. I suoi viaggi, per questa testimonianza, costituirono uno strumento concreto, incisivo, perchè all'annuncio del Vangelo con la parola si aggiungeva la presenza in un determinato luogo. La sua testimonianza trovava mille strade con le parole, ma anche con il linguaggio dei gesti, per arrivare al cuore, per far sentire la vicinanza di Dio agli sfortunati, ai poveri, ai sofferenti. Come quella volta nell'isoletta sotto la Corea del Sud, quando volle baciare quel lebbroso che guardandolo fisso lo aveva "costretto" a voltarsi, a tornare da lui. O ancora , in Brasile, quando raccontò a una bambina cieca come fosse "fatto" il Papa, come fosse vestito, dove andasse; e lei, intanto, come a trovare conferma del racconto, lo sfiorava con le sue manine.

Infine , gli ultimi mesi di vita di Karol Wojtyla, sono quelli che sicuramente hanno rappresentato il culmine di questa testimonianza. Nonostante la malattia lo devastasse ogni giorno di più, egli non ha mai nascosto la sua infermità, perchè altrimenti avrebbe finito per nascondere il suo ruolo di pastore,si sarebbe separato dalla gente. Decise di fronte a Dio di continuare la sua missione fino a che le sue forze glielo avrebbero permesso,continuando ad assolvere i suoi impegni senza far mai pesare le sue sofferenze. Giovanni Paolo II senza mai risparmiarsi, a una società che ha paura del dolore e occulta la morte, mostrò da uomo prima che da Papa, come si possono vivere con serenità e coraggio le prove più dolorose.

La vita di Karol Wojtyla è stata segnata dall'esperienza di Dio e dalla scelta per l'uomo. Questa duplice testimonianza viene da lui anticipata nella più profonda, ma meno conosciuta lettera enciclica Dives in misericordia.

Un documento questo che completa la prima enciclica, la Redemptor hominis. Infatti, dopo aver parlato della verità sull'uomo, come viene rivelata da Cristo, Giovanni Paolo II indicava nella misericordia divina,più ancora che nella giustizia, il fondamento della dignità dell'uomo, minacciata da tanti pericoli. Era un richiamo all'umanità, a ritrovare le vie della pace e della riconciliazione. Ed era un invito alla Chiesa, non solo a professare la misericordia di Dio, ma anche, se vuole seguire realmente Cristo, a tornare ad essere più misericordiosa, più pronta al perdono. Karol Wojtyla è tornato dal Padre, per restituirgli la vita che gli aveva donato, quel sabato 2 aprile del 2005. Era la vigilia della festività della Divina Misericordia; sarà stato questo un segno profetico?

mercoledì 4 novembre 2009

Per la perdita di una persona cara


Signore, tu mi hai tolto la persona che mi era tanto cara in questo mondo. Io l'amavo e speravo di godere per lungo tempo della sua presenza. Tu hai disposto diversamente e sia fatta la tua volontà. Il solo conforto che provo nella sua perdita è che tu l'hai ricevuta nel seno della tua Misericordia e ti degnerai un giorno di unirmi ad essa.

Se un resto di soddisfazione per le sue colpe la trattenessero ancora nelle pene e le impedisse di riunirsi a te, io ti offro a suo vantaggio tutte le mie preghiere e le mie opere buone e soprattutto la mia rassegnazione per questa perdita. Tu hai preso, Signore, ciò che ti apparteneva. Custodisci la persona a me tanto cara nella vita eterna, per la tua gloria, per la sua gloria e per la mia consolazione. Amen.

Madre di Dio insegnaci il raccoglimento



O Madre di Dio
e madre nostra,
insegnaci il raccoglimento,
l'interiorità;
dacci la disposizione
ad ascoltare le buone ispirazioni
e la parola di Dio.

Insegnaci la necessità
della meditazione,
della vita interiore personale,
della preghiera
che Dio solo
vede nel segreto.

Giovanni Paolo II

martedì 3 novembre 2009

Madre


Per la madre scomparsa, il diciannovenne Karol scrive una commovente e delicata poesia da cui traspare tutta la sua umanità.

Sulla tua bianca tomba
Sbocciano i fiori bianchi della vita.
Oh quanti anni sono già spariti
Senza di te - quanti anni?
Sulla tua bianca tomba
Ormai chiusa da anni
Qualcosa sembra sollevarsi:
Inesplicabile come la morte.
Sulla tua bianca tomba,
Madre, amore mio spento
Dal mio amore filiale
Una prece:
A lei dona l'eterno riposo.

(Cracovia 1939)

Pregare per i defunti


"Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra non posso vacillare. Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perchè non abbandonerai la mia vita nel sepolcro nè lascerai che il tuo santo veda la corruzione" (Sal 15,5- 10)!

Il Salmo messianico preannuncia la risurrezione di Cristo. E nello stesso tempo suscita la fede nella risurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà.

Desidero nello spirito della comunione universale della Chiesa, abbracciare con la preghiera tutti i Defunti, tutti coloro che riposano nei cimiteri del mondo intero. Infatti Cristo è morto per tutti. Egli ha redento tutti. A tutti ha aperto l'accesso al Padre nello Spirito Santo. Non solo il primo e il secondo giorno di questo mese, ma durante tutto il mese di novembre bisogna ricordare in modo particolare i Defunti.

La commemorazione dei Defunti, la preghiera per i Defunti, devono rafforzare in noi stessi la fede nella risurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà.


Giovanni Paolo II (Angelus, 14 novembre 1982)

lunedì 2 novembre 2009

Commemorazione dei fedeli defunti



La festa odierna ci invita a volgere lo sguardo al Cielo, meta del nostro pellegrinaggio terreno. Là ci attende la festosa comunità dei Santi. Là ci ritroveremo con i nostri cari defunti, per i quali s'eleva la preghiera nella grande commemorazione liturgica di oggi.

I fedeli cristiani e le famiglie si sono recati in questi giorni nei cimiteri, dove riposano i resti mortali dei loro congiunti, in attesa della risurrezione finale. Anch'io ritorno spiritualmente alle tombe dei miei cari, dove ho avuto occasione di sostare recentemente, durante il viaggio apostolico a Cracovia.

Il 2 novembre, però, ci chiede di non dimenticare, anzi, in un certo senso di privilegiare le anime di tanti defunti che nessuno ricorda, per affidarli all'abbraccio della divina Misericordia. Penso in particolare a tutti coloro che, nell'anno trascorso, hanno lasciato questo mondo. Prego soprattutto per le vittime dei fatti di sangue, che nei mesi scorsi ed anche in questi giorni hanno continuato ad affligere l' umanità. La commemorazione di tutti i defunti non può non essere anche una corale invocazione di pace: pace per chi ha vissuto, pace per chi vive, pace per chi vivrà.

Giovanni Paolo II (Angelus, 1 novembre2002)

domenica 1 novembre 2009

Tutti i Santi


Celebriamo oggi la solennità di Tutti i Santi. In questa festosa ricorrenza, la Chiesa, pellegrina sulla terra, rivolge lo sguardo al Cielo, all'immensa schiera di uomini e donne che Dio ha reso partecipi della sua santità. Essi, come insegna il Libro dell' Apocalisse, provengono "da ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap 7,9). Nella loro vita terrena si sono impegnati a fare sempre la sua volontà, amando lui con tutto il cuore e il prossimo come se stessi. Per questo hanno anche sofferto prove e persecuzioni, ed ora è grande ed eterna la loro ricompensa nei cieli (cfr Mt 5,11).

Carissimi, questo è il nostro futuro! Questa è la più autentica e universale vocazione dell'umanità: formare la grande famiglia dei figli di Dio, sforzandosi di anticiparne già sulla terra i tratti essenziali.

Giovanni Paolo II (Angelus, 1 novembre 1999)