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mercoledì 3 febbraio 2010

Il pensiero teologico di Giovanni Paolo II nelle sue 14 encicliche


La lettera apostolica che il Papa indirizza ai fedeli e ai vescovi di tutto il mondo su argomenti riguardanti la dottrina cattolica o situazioni religiose, politiche e sociali si chiama enciclica e viene chiamata con le prime due o tre parole del testo.
Papa Wojtyla ne scrisse 14:

Redemptor Hominis (4 marzo 1979)
Il Papa affronta il tema della centralità di Cristo, partendo dal necessario compito della Chiesa di applicare interamente quanto stabilito dal concilio Vaticano II, in vista del terzo millennio.

Dives In Misericordia (30 novembre 1980)
Il compito della Chiesa è "attuare la misericordia". Il Papa condanna il consumismo e indica la necessità di aiutare i paesi sottosviluppati.

Laborem Exercens (14 settembre 1981)
Giovanni Paolo II affronta il tema del diritto al lavoro, considerandolo un fondamentale diritto umano criticando sia il marxismo sia il capitalismo.

Slavorum Apostoli (2 giugno 1985)
Papa Wojtyla ricostruisce la storia dell'opera evangelizzatrice condotta pacificamente nella nazioni slave dai santi Cirillo e Metodio, due fratelli di Salonicco. Una strada che anche la Chiesa moderna di Wojtyla ha portato avanti.

Dominum Et Vivificantem (18 maggio 1986)
Spiccatamente di argomento teologico, è dedicata allo Spirito Santo, considerato il realizzatore della continuità della fede, come dal dogma promulgato dai concili di Nicea e Costantinopoli.

Redemptoris Mater (25 marzo 1987)
E' uno studio della Madre di Cristo.
Il Papa che ne ha sempre avuto un particolare culto, qui ricorda la sua centralità di "mediatrice divina" tra Dio e l'uomo.

Sollicitudo Rei Socialis (30 dicembre 1987)
Giovanni Paolo II, seguendo le indicazioni del vangelo, sottolinea il dovere della Chiesa di intervenire con sollecitudine nelle questioni sociali per ottenere uno sviluppo autentico della persona. Il Papa si sofferma sui divari tra i vari Paesi del mondo e sul crescente predominio dell'avere sull'essere.

Redemptoris Missio (7 dicembre 1990)
L'enciclica ribadisce la necessità dell'attività missionaria in tutto il mondo, senza limitarsi ai popoli non cristiani perchè la fede in Cristo è una "proposta alla libertà dell'uomo".

Centesimus Annus (1° maggio 1991)
Scritta dopo il crollo del comunismo, esamina gli errori di quella ideologia. L'economia, dice il Papa, deve essere sempre al servizio dell'uomo e non viceversa.

Veritatis Splendor (6 agosto 1993)
Rivolta ai vescovi, è un richiamo severo della centralità della Chiesa romana contro la "Teologia della liberazione" che ha alimentato dubbi e obiezioni.

Evangelium Vitae (25 marzo 1995)
Appello all'umanità perchè venga rispettata la vita umana. E' la condanna senza mezzi termini nei confronti di omicidi, genocidio, aborto, eutanasia, suicidio e anche contro le varie forme di manipolazione genetica.

Ut Unum Sint (25 maggio 1995)Giovanni Paolo II richiama all'unità dei cristiani superando i pregiudizi reciproci. La preghiera deve tornare a essere un momento centrale per tutti i fedeli.

Fides Et Ratio (14 settembre 1998)
Secondo Papa Wojtyla l'uomo ha bisogno sia della fede che della ragione senza più motivo di contrasto.

Ecclesia De Eucharistia (17 aprile 2003)
Dedicata all' Eucaristia come edificatrice della chiesa, è stata scritta a distanza di cinque anni dalla precedente. La Vergine Maria viene definita "donna eucaristica".


martedì 26 gennaio 2010

Ecumenismo vero non c'è senza interiore conversione


Conversione del cuore e santità di vita, insieme alla preghiera privata e pubblica per l'unità dei cristiani, sono l'anima di tutto il movimento ecumenico.

La Chiesa cattolica ha sottolineato ciò nel decreto conciliare Unitatis redintegrazio (n. 8),facendo sua la mirabile intuizione di padre Paul Couturier, apostolo dell'unità dei cristiani. Fu lui a rinnovare la Settimana di preghiera per l'unità, e che per sua iniziativa, nacque il "Groupe des Dombes" che da quasi cinquantanni, animato, sempre dal suo spirito di preghiera e di riconciliazione, continua a promuovere scambi e iniziative volti ad aprire linee di convergenza nella nostra ricerca di unità nella fede. Diceva padre Couturier: possa realizzarsi l'unità visibile di tutti i cristiani, "quale Cristo la vuole e attraverso tutti i mezzi che vorrà". Ciascuno di noi deve preoccuparsi dell'unità dei cristiani e non escuderla dalla preghiera. A tal proposito è bene ricordare suor Maria Gabriella dell'Unità, proclamata beata il 25 gennaio 1983 dal Santo Padre Giovanni Paolo II. Ella venuta a conoscenza, attraverso l'azione apostolica dell'abbè Paul Couturier, della necessità di preghiere ed offerte spirituali per l'unità dei cristiani, nel 1936, in occasione dell'Ottavario per l'unità, decide di offrire la sua vita per tale causa. Suor Maria Gabriella ha dedicato la sua esistenza alla meditazione e alla preghiera incentrate sul capitolo 17 del Vangelo di san Giovanni e l'ha offerta per l'unità dei cristiani. L'esempio di suor Maria Gabriella ci fa comprendere come non vi siano tempi, situazioni o luoghi particolari per pregare per l'unità. Quando i cristiani si incontrano fraternamente in preghiera questo è frutto di una speciale grazia di Cristo, che dobbiamo accogliere come un dono del suo amore redentore. Una grazia straordinaria, proporzionata alla persistente fragilità dei cristiani divisi da scelte non sempre ponderate fatte in passato.

lunedì 18 gennaio 2010

Canonizzazione della Beata Eustochia Calafato (Messina,11 giugno 1988)


Frasi pronunciate da Papa Giovanni Paolo II durante l’Omelia: La vostra nuova Santa "Messinese", figlia della Sicilia, sembra ripetere attraverso i secoli e le generazioni questo invito di Cristo: <>..." "... ho pensato alla vita di questa vostra madre e sorella fondatrice, che oggi arriva agli onori dell'altare come una Santa, Santa di questa terra, Patrona di questa città..." (rivolto alle Clarisse)"... da secoli la invocate come protettrice: continuate ad imitarne la pietà eucaristica; come Lei amate Maria Santissima, la cui devozione è ben radicata nella vostra terra ..."
2o gennaio, memoria liturgica per l'Arcidiocesi di Messina ,Lipari e Santa Lucia del Mela.

mercoledì 30 dicembre 2009

Miserere nostri, Domine, miserere nostri!


Mentre eleviamo il nostro grazie a Dio per l'anno che si chiude, sentiamo il bisogno di implorarne, al tempo stesso, la misericordia sull'anno che si chiude. Chiediamo perdono perchè non di rado, purtroppo, le conquiste della tecnica e della scienza, tanto importanti per l' autentico progresso umano, sono state usate contro l'uomo: Miserere nostri, Domine, miserere nostri!
Due mila anni sono trascorsi da quando "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14). Per questo, si eleva corale il canto della nostra lode riconoscente: Te Deumn laudamus. Noi ti lodiamo, Dio della vita e della speranza. Noi ti lodiamo, Cristo, Re della gloria, Figlio eterno del Padre.
Tu, nato dalla vergine Madre, sei il nostro Redentore, ti sei fatto nostro fratello per la salvezza dell'uomo, e verrai nella gloria a giudicare il mondo alla fine dei tempi. Tu, Cristo, fine della storia umana, sei punto focale delle attese d'ogni essere umano. A Te appartengono gli anni ed i secoli. Tuo è il tempo, o Cristo, che sei lo stesso ieri, oggi e sempre.
Giovanni Paolo II [Omelia di fine d'anno, 31 dicembre 1999]

sabato 26 dicembre 2009

Natale del Signore


In questa Notte Santa si compie l'antica promessa: Il tempo dell'attesa è finito, e la Vergine dà alla luce il Messia. Gesù nasce per l'umanità che va in cerca di libertà e di pace; nasce per ogni uomo oppresso dal peccato, bisognoso di salvezza e assetato di speranza. All'incessante grido dei popoli: "Vieni, Signore, salvaci!", Dio risponde in questa notte: La sua eterna Parola d'amore ha a ssunto la nostra carne mortale. Il Verbo è entrato nel tempo: è nato l'Emmanuele, il Dio - con - noi. Nelle cattedrali e nelle basiliche, come nelle chiese più piccole e sperdute di ogni parte della terra, si leva commosso il canto dei cristiani: "Oggi è nato per noi il Salvatore". Maria <> (Lc 2,7). Ecco l'icona del Natale: Un fragile neonato, che le mani di una donna proteggono con poveri panni e depongono nella mangiatoia.
Chi può pensare che quel piccolo essere umano è il <> (Lc 1,32)? Lei sola, la Madre, conosce la verità e ne custodisce il mistero.
In questa notte anche noi possiamo "passare attraverso il suo sguardo, per riconoscere in questo Bambino il volto umano di Dio. Anche per noi, uomini del terzo millennio, è possibile incontrare Cristo e contemplarlo con gli occhi di Maria.
Giovanni Paolo II [Omelia, 24 dicembre 2002]

mercoledì 9 dicembre 2009

L'Immacolata Concezione


La Chiesa ha celebrato la festività dell'Immacolata Concezione di Maria. Questo grande mistero mariano, con il quale si inizia, nella storia, la Redenzione dell'uomo, è già previsto in quell'eterno progetto di Dio Padre, nel quale Maria, preservata immune dal peccato originale in vista dei meriti di Cristo, è preordinata a diventare nel tempo la degna madre dello stesso Salvatore.

Oltre ad essere un privilegio sublime che esalta Maria tra tutte le creature umane e gli stessi cori angelici, la sua concezione senza peccato è stata eminente condizione di grazia perchè tutta la sua persona, fin dal primo istante, si disponesse nella più completa libertà, quella dal peccato originale, al servizio di Cristo e della sua opera redentrice, per l'intera umanità.

La Chiesa è pervenuta, con il venerato Pontefice Pio IX, nel 1854, a definire come verità di fede la dottrina che proclama l'Immacolata Concezione di Maria.

Giovanni Paolo II (Angelus, 8 dicembre 1983)

lunedì 7 dicembre 2009

L'Immacolata: modello dell'Avvento definitivo


La Vergine di Nazaret sente ciò che Dio le dice. Ella ascolta: non solo accoglie la parola, ma è obbediente alla parola, e risponde: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). In questo modo si compie l' Avvento: il primo Avvento dell' umanità. L'Avvento significa vicinanza della salvezza, significa gloria di Dio in terra: Avvento è incontro. Ne parla pure il salmo: "Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno" (Sal 84,11).

Ecco, insieme col Verbo che si fece carne nel seno della Vergine, scende la giustizia. Viene da Dio. Viene come grazia e pace: grazia e pace della riconciliazione con Dio nel Figlio eterno. Che cosa chiede come corrispondenza quella giustizia offerta all'uomo in Cristo? Che cosa l'uomo deve portare nel suo cuore? Deve portare la fedeltà perchè: "la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccierà dal cielo" (Sal 84,12). Proprio così avvenne nel cuore della Vergine immacolata. Perciò in esso si è compiuto il primo avvento dell'umanità. Ella è inoltre diventata il modello della Chiesa. E' diventata il modello dell' Avvento definitivo.
Giovanni Paolo II (Angelus, 9 dicembre 1984)

venerdì 4 dicembre 2009

Buon Samaritano


Buon Samaritano è ogni uomo, che si ferma accanto alla sofferenza di un altro uomo, qualunque essa sia. Buon Samaritano è ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui, l'uomo che "si commuove" per la disgrazia del prossimo. Se Cristo, conoscitore dell'interno dell'uomo, sottolinea questa commozione, vuol dire che essa è importante per tutto il nostro atteggiamento di fronte alla sofferenza altrui. Bisogna, dunque, coltivare in sè questa sensibilità del cuore, che testimonia la compassione verso un sofferente. Tuttavia, il buon Samaritano della parabola di Cristo non si ferma alla sola commozione e compassione. Queste diventano per lui uno stimolo alla azioni che mirano a portare aiuto all'uomo ferito. Buon Samaritano è, dunque, in definitiva colui che porta aiuto nella sofferenza, di qualunque natura essa sia. Aiuto, in quanto possibile, efficace. In esso egli mette il suo cuore, ma non risparmia neanche i mezzi materiali. Si può dire che dà se stesso, il suo proprio "io" all'altro. Tocchiamo qui uno dei punti-chiave di tutta l' antropologia cristiana. L'uomo non può "ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sè". Buon Samaritano è l'uomo capace appunto di tale dono di sè.

Giovanni Paolo II (Salvifici doloris,28)

giovedì 3 dicembre 2009

La famiglia diventi una dimora di santi:


Se oggi stiamo parlando della santità, del desiderio di e del conseguimento della santità, bisognerebbe domandarsi in quale modo formare ambienti che ne favoriscano l' aspirazione. Che cosa fare affinchè la famiglia, la scuola, l'ambiente di lavoro, l'ufficio, i villaggi e le città, ed infine il paese intero diventino una dimora di santi, che influiscano mediante la loro bontà, la fedeltà all'insegnamento di Cristo, la testimonianza della vita quotidiana, alimentando la crescita spirituale di ogni uomo? Tutti i santi e i beati rispondono: occorre la testimonianza. Occorre il coraggio, per non mettere la propria fede sotto il moggio. Occorre, infine, che nei cuori dei credenti dimori quel desiderio di santità, che forma non soltanto la vita privata, ma influisce sull'intera società (Omelia, 16.6.1999).
Giovanni Paolo II

Intenzioni affidate dal Papa e dai vescovi italiani all' Apostolato della preghiera:


Generale: Perchè i bambini siano rispettati e amati e mai siano vittime di sfruttamento nelle sue varie forme.


Missionaria: Perchè a Natale i popoli della terra riconoscano nel Verbo Incarnato la luce che illumina ogni uomo e le Nazioni aprano le porte a Cristo, Salvatore del mondo.


Vescovi: La Famiglia di Nazaret dia luce e forza ai genitori, perchè possano svolgere con frutto il loro compito peculiare verso i figli.

sabato 21 novembre 2009

Presentazione della Beata Vergine Maria


La chiesa fa memoria liturgica della presentazione di Maria santissima. Il Regno escatologico di Cristo e di Dio (cfr. Col 1,13) si compirà quando il Signore sarà tutto in tutti, dopo aver annientato il dominio di Satana, del peccato e della morte.

Il Regno di Dio è tuttavia già presente "in mistero" nella storia, e opera in coloro che lo accolgono.

Maria, madre di Cristo e discepola fedele della Parola, è entrata in pienezza nel Regno. Tutta la sua esistenza di creatura amata dal Signore e animata dallo Spirito, è testimonianza concreta e preludio delle realtà escatologiche.

La Vergine Maria, già segno e anticipazione dei beni futuri nella sua vita terrena, glorificata ora accanto a Cristo Signore, è immagine e compimento del Regno di Dio. Ella è la prima ad aver seguito Cristo "primogenito di molti fratelli", "principio della creazione nuova" e "capo della Chiesa".

La prima che ne ha ereditato la gloria. La glorificazione di Maria, nostra sorella, è la più splendida conferma della parola della Scrittura: "Con Cristo (egli ) ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nell'alto dei cieli" (Ep 2,6). Il suo ingresso nel Regno escatologico di Dio è pegno e garanzia della partecipazione di tutta la chiesa, corpo di Cristo, alla gloria del suo Signore.


Giovanni Paolo II (Angelus, 20 novembre 1983)

giovedì 19 novembre 2009

Prima coppia di sposi beatificata


La ricchezza di fede e d'amore dei coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi è una vivente dimostrazione di quanto il Concilio Vaticano II ha affermato circa la chiamata di tutti i fedeli alla santità, per essi la fedeltà al Vangelo e l'eroicità delle virtù sono state riscontrate a partire dal loro vissuto come coniugi e come genitori. Nella loro vita, come in quella di tante altre coppie di sposi che ogni giorno svolgono con impegno i loro compiti di genitori, si può contemplare lo svelarsi sacramentale dell'amore di Cristo per la Chiesa. Care famiglie, oggi abbiamo una singolare conferma che il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società. "Come ogni cammino di santificazione, anche il vostro, cari sposi, non è facile. Ogni giorno voi affrontate difficoltà e prove per essere fedeli alla vostra vocazione, per coltivare l'armonia coniugale e familiare, per assolvere alla missione di genitori e per partecipare alla vita sociale. Sappiate cercare nella parola di Dio la risposta ai tanti interrogativi che la vita di ogni giorno vi pone. San Paolo ci ricorda che "tutta la scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia" (2 Tm 3,16). Sorretti dalla forza di questa parola, potrete insieme insistere con i figli "in ogni occasione opportuna e non opportuna", ammonendoli ed esortandoli "con ogni magnanimità e dottrina" (2 Tm 4,2)"
(Omelia, 21 .10.2001).Giovanni Paolo II

mercoledì 18 novembre 2009

Momenti di smarrimento nella vita coniugale


In questi casi molte famiglie sono tentate dallo scoraggiamento. Penso , in particolare, a coloro che vivono il dramma della separazione; penso a chi deve affrontare la malattia e a chi soffre la scomparsa prematura del coniuge o di un figlio. Anche in queste situazioni si può dare una grande testimonianza di fedeltà nell'amore, reso ancora più significativo dalla purificazione attraverso il passaggio nel crogiolo del dolore. Affido tutte le famiglie provate alla provvida mano di Dio e all'amorevole cura di Maria, sublime modello di sposa e di madre, che ben conobbe il soffrire e la fatica del seguire Cristo fin sotto la croce.

Carissimi sposi, non lasciatevi mai vincere dallo sconforto: la grazia del Sacramento vi sostiene e vi aiuta ad innalzare continuamente le braccia al cielo come Mosè (cfr Es 17,11-12). La Chiesa vi è vicina e vi aiuta con la sua preghiera soprattutto nei momenti di difficoltà. Nello stesso tempo, chiedo a tutte le famiglie di sostenere a loro volta le braccia della Chiesa, perchè non venga mai meno alla sua missione di intercedere, consolare, guidare e incoraggiare. Vi ringrazio, care famiglie, per il sostegno che date a me nel mio servizio alla Chiesa e all'umanità. Ogni giorno io prego il Signore perchè aiuti tante famiglie ferite dalla miseria e dall'ingiustizia e faccia crescere la civiltà dell'amore ( Omelia, 21 .10. 2001).

Giovanni Paolo II

lunedì 16 novembre 2009

Soffrire per amore


Se un uomo diventa partecipe delle sofferenze di Cristo, ciò avviene perchè Cristo ha aperto la sua sofferenza all'uomo, perchè egli stesso nella sua sofferenza redentiva è divenuto, in un certo senso, partecipe di tutte le sofferenze umane. L'uomo, scoprendo mediante la fede la sofferenza redentrice di Cristo, insieme scopre in essa le proprie sofferenze, le ritrova, mediante la fede, arricchite di nuovo contenuto e di nuovo significato. Questa scoperta dettò a San Paolo parole particolarmente forti nella Lettera ai Galati: " Sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita, che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". La fede permette all'autore di queste parole di conoscere quell'amore, che condusse Cristo sulla Croce. E se amò così, soffrendo e morendo, allora con questa sua sofferenza e morte egli vive in colui che amò così, egli vive nell'uomo: in Paolo. E vivendo in lui-man mano che Paolo, consapevole di ciò mediante la fede, risponde con l'amore al suo amore-Cristo diventa anche in modo particolare unito all'uomo, a Paolo, mediante la Croce.

Giovanni Paolo II ( Salvifici doloris, 20 )

domenica 15 novembre 2009

Il mistero della sofferenza


Nella sua esistenza terrena, Cristo si è avvicinato con particolare amore alle persone sofferenti.
Egli guariva gli ammalati, consolava gli afflitti, nutriva gli affamati, liberava dalla sordità, dalla cecità, dalla lebbra, dal demonio e ridava la vita ai morti... Spinto dall'amore, Cristo soffrì volontariamente e soffrì da innocente, provando così la verità dell'amore mediante la verità della sofferenza, una sofferenza che lui, Uomo-Dio, provò con un'intensità incommesurabile. Ma proprio attraverso questo sacrificio, egli legò una volta per sempre la sofferenza all'amore, e così la redense. Associata a Gesù in questo mistero di sofferenza e di amore è, in primo luogo, la sua Madre Maria. Il suo dolore si unisce a quello del Figlio. Sul Calvario ella diventa modello perfetto di partecipazione alla Croce di Cristo. Ogni uomo è chiamato a soffrire; ogni uomo, imitando Maria, può diventare cooperatore della sofferenza di Cristo e quindi della sua redenzione.

Giovanni Paolo II (Angelus, 8 febbraio 1998)

martedì 10 novembre 2009

La Divina Misericordia

" Dal costato trafitto di Cristo "come una fontana inesausta di luce e di verità ", di amore e di perdono....un'onda di misericordia si riversa sull'intera umanità. La Divina Misericordia, ecco il dono pasquale che la Chiesa riceve dal Cristo risorto e che offre all'umanità, all'alba del Terzo Millennio. Questo prodigio di misericordia ha radicalmente mutato le sorti dell'umanità".
Giovanni Paolo II

Santa Faustina Kowalska


"Attraverso l'opera della religiosa polacca, il messaggio della Divina Misericordia si è legato per sempre al XX secolo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio. Non è un messaggio nuovo, ma si può ritenere un dono di speciale illuminazione, che ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo come un raggio di luce agli uomini e alle donne del nostro tempo" Giovanni paolo II

Ogni santo offre un modello di ricerca della perfezione cristiana con un determinato profilo spirituale e apostolico. Santa Faustina è un modello particolare, perchè plasmata dallo stesso Cristo, che in lei ci ha donato un esempio di cristiana perfezione, radicato nel Vangelo, leggibile e accessibile a tutti. Questo modello può essere racchiuso in una breve formula: "Confida in Dio e ama il tuo prossimo" . Gesù le ha concesso grandi doni che non erano soltanto per lei, poichè le ha affidato una grande missione: portare il messaggio della Divina Misericordia al mondo intero.

domenica 8 novembre 2009

Le speranze del cristiano


In Cristo che risorge, tutto il mondo risorge, e si inaugurano i cieli nuovi e la terra nuova, che avrà compimento al suo glorioso ritorno, quando "non ci sarà più morte, nè lutto, nè gemito, nè affanno, perchè le cose di prima sono passate" (Ap 21,4).

In lui che ascende ai cieli, è esaltata la natura umana, posta alla destra di Dio, e viene data ai discepoli la consegna di evangelizzare il mondo; inoltre, salendo al cielo, Cristo non si è eclissato dalla terra: si è celato nel volto di ogni uomo, specialmente dei più infelici: i poveri, i malati, gli emarginati, i perseguitati...

Effondendo lo Spirito Santo a Pentecoste, ha dato ai discepoli la forza di amare e di diffondere la sua verità, ha chiesto la comunione nel costruire un mondo degno dell'uomo redento e ha concesso la capacità di santificare tutte le cose nell'obbedienza alla volontà del Padre celeste. Ha riacceso in tal modo nell'animo di chi dona la gioia di donare e nel cuore di chi è infelice la certezza di essere amato.
Giovanni Paolo II ( Angelus, 6 novembre 1983 )

giovedì 5 novembre 2009

Testimone con le parole e con i gesti


Giovanni Paolo II ha sfidato una società dove si registrava una soggettivazione della fede, dove sempre più persone si costruivano una religione a proprio uso e consumo, dietro alla quale vi erano molte responsabilità da parte dei cristiani e della Chiesa gerarchica, ed egli di fronte a tutto ciò ha manifestato il massimo del suo carisma di testimone. I cristiani mostravano scarsità della loro testimonianza e incapacità a vivere la sconvolgente novità del vangelo e una fede insignificante, mentre la Chiesa gerarchica aveva mantenuto a lungo il messaggio cristiano sotto il peso di troppe strutture, troppa autorità, troppi divieti , e di una pastorale troppo difensiva, troppo circoscritta all'impegno sociale-caritativo. Egli parlò all'uomo di Dio, e di come Dio non possa essere il nemico di chi Lui stesso ha creato. Parlò della vita che, senza nessun riferimento spirituale, condurrebbe al vuoto. Parlò della speranza, che può dare un senso non solamente all'esistenza futura, nell'aldilà, ma anche alla voglia di costruire già qui, in questa vita, qualcosa di nuovo. I suoi viaggi, per questa testimonianza, costituirono uno strumento concreto, incisivo, perchè all'annuncio del Vangelo con la parola si aggiungeva la presenza in un determinato luogo. La sua testimonianza trovava mille strade con le parole, ma anche con il linguaggio dei gesti, per arrivare al cuore, per far sentire la vicinanza di Dio agli sfortunati, ai poveri, ai sofferenti. Come quella volta nell'isoletta sotto la Corea del Sud, quando volle baciare quel lebbroso che guardandolo fisso lo aveva "costretto" a voltarsi, a tornare da lui. O ancora , in Brasile, quando raccontò a una bambina cieca come fosse "fatto" il Papa, come fosse vestito, dove andasse; e lei, intanto, come a trovare conferma del racconto, lo sfiorava con le sue manine.

Infine , gli ultimi mesi di vita di Karol Wojtyla, sono quelli che sicuramente hanno rappresentato il culmine di questa testimonianza. Nonostante la malattia lo devastasse ogni giorno di più, egli non ha mai nascosto la sua infermità, perchè altrimenti avrebbe finito per nascondere il suo ruolo di pastore,si sarebbe separato dalla gente. Decise di fronte a Dio di continuare la sua missione fino a che le sue forze glielo avrebbero permesso,continuando ad assolvere i suoi impegni senza far mai pesare le sue sofferenze. Giovanni Paolo II senza mai risparmiarsi, a una società che ha paura del dolore e occulta la morte, mostrò da uomo prima che da Papa, come si possono vivere con serenità e coraggio le prove più dolorose.

La vita di Karol Wojtyla è stata segnata dall'esperienza di Dio e dalla scelta per l'uomo. Questa duplice testimonianza viene da lui anticipata nella più profonda, ma meno conosciuta lettera enciclica Dives in misericordia.

Un documento questo che completa la prima enciclica, la Redemptor hominis. Infatti, dopo aver parlato della verità sull'uomo, come viene rivelata da Cristo, Giovanni Paolo II indicava nella misericordia divina,più ancora che nella giustizia, il fondamento della dignità dell'uomo, minacciata da tanti pericoli. Era un richiamo all'umanità, a ritrovare le vie della pace e della riconciliazione. Ed era un invito alla Chiesa, non solo a professare la misericordia di Dio, ma anche, se vuole seguire realmente Cristo, a tornare ad essere più misericordiosa, più pronta al perdono. Karol Wojtyla è tornato dal Padre, per restituirgli la vita che gli aveva donato, quel sabato 2 aprile del 2005. Era la vigilia della festività della Divina Misericordia; sarà stato questo un segno profetico?

martedì 3 novembre 2009

Pregare per i defunti


"Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra non posso vacillare. Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perchè non abbandonerai la mia vita nel sepolcro nè lascerai che il tuo santo veda la corruzione" (Sal 15,5- 10)!

Il Salmo messianico preannuncia la risurrezione di Cristo. E nello stesso tempo suscita la fede nella risurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà.

Desidero nello spirito della comunione universale della Chiesa, abbracciare con la preghiera tutti i Defunti, tutti coloro che riposano nei cimiteri del mondo intero. Infatti Cristo è morto per tutti. Egli ha redento tutti. A tutti ha aperto l'accesso al Padre nello Spirito Santo. Non solo il primo e il secondo giorno di questo mese, ma durante tutto il mese di novembre bisogna ricordare in modo particolare i Defunti.

La commemorazione dei Defunti, la preghiera per i Defunti, devono rafforzare in noi stessi la fede nella risurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà.


Giovanni Paolo II (Angelus, 14 novembre 1982)