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giovedì 21 gennaio 2010

Ama


Anche tu per

evangelizzare il mondo.

Non ti si chiede

nulla di straordinario,

solo di essere appassionato

di Gesù, della Chiesa

e dell'uomo,

di avere il cuore grande

quanto il mondo,

di lasciarti scavare l'anima

dalle lacrime dei poveri,

di impegnarti a vivere

la vita come un dono,

e di deciderti a camminare

sulle strade del Vangelo,

missionario di giustizia

e di pace.


Don Tonino Bello

venerdì 20 novembre 2009

Dal Vangelo di Marco (10,13-15)


Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà».

giovedì 19 novembre 2009

Prima coppia di sposi beatificata


La ricchezza di fede e d'amore dei coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi è una vivente dimostrazione di quanto il Concilio Vaticano II ha affermato circa la chiamata di tutti i fedeli alla santità, per essi la fedeltà al Vangelo e l'eroicità delle virtù sono state riscontrate a partire dal loro vissuto come coniugi e come genitori. Nella loro vita, come in quella di tante altre coppie di sposi che ogni giorno svolgono con impegno i loro compiti di genitori, si può contemplare lo svelarsi sacramentale dell'amore di Cristo per la Chiesa. Care famiglie, oggi abbiamo una singolare conferma che il cammino di santità compiuto insieme, come coppia, è possibile, è bello, è straordinariamente fecondo ed fondamentale per il bene della famiglia, della Chiesa e della società. "Come ogni cammino di santificazione, anche il vostro, cari sposi, non è facile. Ogni giorno voi affrontate difficoltà e prove per essere fedeli alla vostra vocazione, per coltivare l'armonia coniugale e familiare, per assolvere alla missione di genitori e per partecipare alla vita sociale. Sappiate cercare nella parola di Dio la risposta ai tanti interrogativi che la vita di ogni giorno vi pone. San Paolo ci ricorda che "tutta la scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia" (2 Tm 3,16). Sorretti dalla forza di questa parola, potrete insieme insistere con i figli "in ogni occasione opportuna e non opportuna", ammonendoli ed esortandoli "con ogni magnanimità e dottrina" (2 Tm 4,2)"
(Omelia, 21 .10.2001).Giovanni Paolo II

martedì 10 novembre 2009

Santa Faustina Kowalska


"Attraverso l'opera della religiosa polacca, il messaggio della Divina Misericordia si è legato per sempre al XX secolo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio. Non è un messaggio nuovo, ma si può ritenere un dono di speciale illuminazione, che ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo come un raggio di luce agli uomini e alle donne del nostro tempo" Giovanni paolo II

Ogni santo offre un modello di ricerca della perfezione cristiana con un determinato profilo spirituale e apostolico. Santa Faustina è un modello particolare, perchè plasmata dallo stesso Cristo, che in lei ci ha donato un esempio di cristiana perfezione, radicato nel Vangelo, leggibile e accessibile a tutti. Questo modello può essere racchiuso in una breve formula: "Confida in Dio e ama il tuo prossimo" . Gesù le ha concesso grandi doni che non erano soltanto per lei, poichè le ha affidato una grande missione: portare il messaggio della Divina Misericordia al mondo intero.

giovedì 5 novembre 2009

Testimone con le parole e con i gesti


Giovanni Paolo II ha sfidato una società dove si registrava una soggettivazione della fede, dove sempre più persone si costruivano una religione a proprio uso e consumo, dietro alla quale vi erano molte responsabilità da parte dei cristiani e della Chiesa gerarchica, ed egli di fronte a tutto ciò ha manifestato il massimo del suo carisma di testimone. I cristiani mostravano scarsità della loro testimonianza e incapacità a vivere la sconvolgente novità del vangelo e una fede insignificante, mentre la Chiesa gerarchica aveva mantenuto a lungo il messaggio cristiano sotto il peso di troppe strutture, troppa autorità, troppi divieti , e di una pastorale troppo difensiva, troppo circoscritta all'impegno sociale-caritativo. Egli parlò all'uomo di Dio, e di come Dio non possa essere il nemico di chi Lui stesso ha creato. Parlò della vita che, senza nessun riferimento spirituale, condurrebbe al vuoto. Parlò della speranza, che può dare un senso non solamente all'esistenza futura, nell'aldilà, ma anche alla voglia di costruire già qui, in questa vita, qualcosa di nuovo. I suoi viaggi, per questa testimonianza, costituirono uno strumento concreto, incisivo, perchè all'annuncio del Vangelo con la parola si aggiungeva la presenza in un determinato luogo. La sua testimonianza trovava mille strade con le parole, ma anche con il linguaggio dei gesti, per arrivare al cuore, per far sentire la vicinanza di Dio agli sfortunati, ai poveri, ai sofferenti. Come quella volta nell'isoletta sotto la Corea del Sud, quando volle baciare quel lebbroso che guardandolo fisso lo aveva "costretto" a voltarsi, a tornare da lui. O ancora , in Brasile, quando raccontò a una bambina cieca come fosse "fatto" il Papa, come fosse vestito, dove andasse; e lei, intanto, come a trovare conferma del racconto, lo sfiorava con le sue manine.

Infine , gli ultimi mesi di vita di Karol Wojtyla, sono quelli che sicuramente hanno rappresentato il culmine di questa testimonianza. Nonostante la malattia lo devastasse ogni giorno di più, egli non ha mai nascosto la sua infermità, perchè altrimenti avrebbe finito per nascondere il suo ruolo di pastore,si sarebbe separato dalla gente. Decise di fronte a Dio di continuare la sua missione fino a che le sue forze glielo avrebbero permesso,continuando ad assolvere i suoi impegni senza far mai pesare le sue sofferenze. Giovanni Paolo II senza mai risparmiarsi, a una società che ha paura del dolore e occulta la morte, mostrò da uomo prima che da Papa, come si possono vivere con serenità e coraggio le prove più dolorose.

La vita di Karol Wojtyla è stata segnata dall'esperienza di Dio e dalla scelta per l'uomo. Questa duplice testimonianza viene da lui anticipata nella più profonda, ma meno conosciuta lettera enciclica Dives in misericordia.

Un documento questo che completa la prima enciclica, la Redemptor hominis. Infatti, dopo aver parlato della verità sull'uomo, come viene rivelata da Cristo, Giovanni Paolo II indicava nella misericordia divina,più ancora che nella giustizia, il fondamento della dignità dell'uomo, minacciata da tanti pericoli. Era un richiamo all'umanità, a ritrovare le vie della pace e della riconciliazione. Ed era un invito alla Chiesa, non solo a professare la misericordia di Dio, ma anche, se vuole seguire realmente Cristo, a tornare ad essere più misericordiosa, più pronta al perdono. Karol Wojtyla è tornato dal Padre, per restituirgli la vita che gli aveva donato, quel sabato 2 aprile del 2005. Era la vigilia della festività della Divina Misericordia; sarà stato questo un segno profetico?

martedì 20 ottobre 2009

Testimone con la vita


A Karol Wojtyla piaceva tanto un canto giovanile polacco: "Se vuoi seguirmi, prendi la tua croce di tutti i giorni e vieni con me a salvare il mondo in questo secolo".

Tutta la vita di Giovanni Paolo II si legge in questa frase.

Un grande uomo e un grande Papa che nutriva un profondo amore per Cristo e una missionaria dedizione per l'umanità. Un autentico testimone del Vangelo che attirava, credenti e non credenti, cattolici e non, con il suo particolare carisma.

Con la nostra preghiera, vogliamo affidare a Dio Padre la sua santità, perchè possa essere presto riconosciuta ufficialmente.

lunedì 5 ottobre 2009

San Francesco d'Assisi


Tutta la vita del Poverello d'Assisi fu penetrata dall'incanto verso la Divina Essenza e quindi anche verso il mondo creato da Dio e redento da Cristo. Egli che ha tanto amato Dio sopra ogni cosa, gli uomini e tutte le creature a misura del bene loro proprio, parla a noi incessantemente con la verità di tutta la sua esistenza, di tutta la sua vita e della sua vocazione.

Con il Grande Uomo Giovanni Paolo II rinnoviamo a Lui la preghiera. "Aiutaci a tradurre tutto...in semplice e fruttifero linguaggio del Vangelo. Aiutaci a risolvere tutto in chiave evangelica affinchè Cristo stesso possa essere "Via-Verità-Vita" per l'uomo del nostro tempo".

sabato 26 settembre 2009

Il giorno del Signore: La domenica


Il cristiano la domenica è invitato a riscoprire l'amore di Dio per le sue creature e a sentirsi protetto dallo sguardo gioioso del Signore. L' uomo, oggi, troppo coinvolto dalla tecnica, dal processo produttivo, non riesce più a vedere il volto di Dio nelle bellezze del creato. I cristiani ogni domenica si riposano, ma soprattutto celebrano l'opera di Dio Creatore e Redentore. Da questa celebrazione sgorga gioia e speranza, che danno nuovo sapore alla vita di ogni giorno.

Fin dagli inizi del cristianesimo la domenica è stata considerata il giorno di Cristo in quanto legata alla memoria della sua risurrezione. Il Signore, infatti, è risorto il"primo giorno dopo il sabato" quando le donne , andate di buon mattino, hanno trovato il sepolcro vuoto. Il Vangelo narra che Gesù fu riconosciuto da Maria Maddalena; si accompagnò ai due discepoli nella strada di Emmaus; si manifestò agli undici riuniti insieme e riapparve loro la domenica seguente, vincendo i dubbi dell'incredulo Tommaso. Cinquanta giorni dopo, avvenne la Pentecoste, con la potente effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente. In un certo senso, la domenica è la continuazione di queste prime domeniche della storia cristiana: il giorno di Cristo risorto e del dono del suo Spirito.

Diversamente dai calendari civili, la liturgia considera la domenica non l'ultimo giorno della settimana, bensi' il primo. In questo modo se ne sottolinea la dignità e si pone in evidenza che, con la risurrezione di Cristo, il tempo " riparte", e si avvia verso la venuta gloriosa del Figlio di Dio.Il cuore del giorno del Signore è l'assemblea eucaristica. Quindi ,per vivere bene la domenica, il primo dovere è partecipare alla Santa Messa. In ogni Eucaristia si rinnova il sacrificio di nostro Signore e la Chiesa unendosi col proprio sacrificio, annuncia la sua morte e proclama la sua risurrezione in attesa della sua venuta. La domenica è il giorno in cui si riunisce tutta la comunità. In questo giorno l'assemblea cristiana ascolta la Parola di Dio proclamata con abbondanza e solennità. Partecipando all'unica mensa si approfondisce la comunione tra quanti sono adunati nello Spirito di Cristo. La Chiesa, la domenica, si manifesta come sacramento di unità, "segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Lumen gentium, 1).