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giovedì 21 gennaio 2010

Ama


Anche tu per

evangelizzare il mondo.

Non ti si chiede

nulla di straordinario,

solo di essere appassionato

di Gesù, della Chiesa

e dell'uomo,

di avere il cuore grande

quanto il mondo,

di lasciarti scavare l'anima

dalle lacrime dei poveri,

di impegnarti a vivere

la vita come un dono,

e di deciderti a camminare

sulle strade del Vangelo,

missionario di giustizia

e di pace.


Don Tonino Bello

lunedì 18 gennaio 2010

Ebrei e cristiani


Ebrei e cristiani condividono un immenso patrimonio spirituale, che deriva dall'autorivelazione di Dio. I nostri insegnamenti religiosi e le nostre esperienze spiritual,i esigono da noi che sconfiggiamo il male con il bene. Noi ricordiamo, ma senza alcun desiderio di vendetta nè come un incentivo all'odio. Per noi ricordare significa pregare per la pace e la giustizia e impegnarci per la loro causa. Solo un mondo in pace, con giustizia per tutti, potrà evitare il ripetersi degli errori e dei terribili crimini del passato.

Come vescovo di Roma e successore di Pietro, assicuro il popèolo ebraico che la Chiesa cattolica, motivata dalla legge evangelica della verità e dell'amore e non da considerazioni politiche, è profondamente rattristata per l'odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani in ogni tempo e in ogni luogo. La Chiesa rifiuta ogni forma di razzismo come una negazione dell'immagine del Creatore intrinseca ad ogni essere umano (cfr. Gen 1,26).

Giovanni Paolo II
(Discorso al mausoleo di Yad Vashem, n3, Gerusalemme, 23 marzo 2000)

sabato 26 dicembre 2009

Natale del Signore


In questa Notte Santa si compie l'antica promessa: Il tempo dell'attesa è finito, e la Vergine dà alla luce il Messia. Gesù nasce per l'umanità che va in cerca di libertà e di pace; nasce per ogni uomo oppresso dal peccato, bisognoso di salvezza e assetato di speranza. All'incessante grido dei popoli: "Vieni, Signore, salvaci!", Dio risponde in questa notte: La sua eterna Parola d'amore ha a ssunto la nostra carne mortale. Il Verbo è entrato nel tempo: è nato l'Emmanuele, il Dio - con - noi. Nelle cattedrali e nelle basiliche, come nelle chiese più piccole e sperdute di ogni parte della terra, si leva commosso il canto dei cristiani: "Oggi è nato per noi il Salvatore". Maria <> (Lc 2,7). Ecco l'icona del Natale: Un fragile neonato, che le mani di una donna proteggono con poveri panni e depongono nella mangiatoia.
Chi può pensare che quel piccolo essere umano è il <> (Lc 1,32)? Lei sola, la Madre, conosce la verità e ne custodisce il mistero.
In questa notte anche noi possiamo "passare attraverso il suo sguardo, per riconoscere in questo Bambino il volto umano di Dio. Anche per noi, uomini del terzo millennio, è possibile incontrare Cristo e contemplarlo con gli occhi di Maria.
Giovanni Paolo II [Omelia, 24 dicembre 2002]

lunedì 7 dicembre 2009

L'Immacolata: modello dell'Avvento definitivo


La Vergine di Nazaret sente ciò che Dio le dice. Ella ascolta: non solo accoglie la parola, ma è obbediente alla parola, e risponde: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). In questo modo si compie l' Avvento: il primo Avvento dell' umanità. L'Avvento significa vicinanza della salvezza, significa gloria di Dio in terra: Avvento è incontro. Ne parla pure il salmo: "Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno" (Sal 84,11).

Ecco, insieme col Verbo che si fece carne nel seno della Vergine, scende la giustizia. Viene da Dio. Viene come grazia e pace: grazia e pace della riconciliazione con Dio nel Figlio eterno. Che cosa chiede come corrispondenza quella giustizia offerta all'uomo in Cristo? Che cosa l'uomo deve portare nel suo cuore? Deve portare la fedeltà perchè: "la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccierà dal cielo" (Sal 84,12). Proprio così avvenne nel cuore della Vergine immacolata. Perciò in esso si è compiuto il primo avvento dell'umanità. Ella è inoltre diventata il modello della Chiesa. E' diventata il modello dell' Avvento definitivo.
Giovanni Paolo II (Angelus, 9 dicembre 1984)

venerdì 20 novembre 2009

Giornata universale dell'infanzia. A voi, bambini di tutto il mondo


Cari bambini, vi scrivo pensando a quando anch'io molti anni fa ero bambino come voi.

Dobbiamo pregare insieme e molto, affinchè l'umanità, formata da diversi miliardi di esseri umani, diventi sempre più la famiglia di Dio, e possa vivere nella pace...
( Vi ho ricordato) le indicibili sofferenze che tanti bambini hanno sperimentato in questo secolo, e quelle che molti di loro continuano a subire anche in questo momento.
Quanti, anche in questi giorni, cadono vittime dell'odio che imperversa in diverse regioni della terra: nei Balcani, ad esempio, e in alcuni paesi dell'Africa.
Proprio meditando su questi fatti, che colmano di dolore i nostri cuori, ho deciso di chiedere a voi, cari bambini e ragazzi, di farvi carico della preghiera per la pace.
Lo sapete bene: l'amore e la concordia costruiscono la pace, l'odio e la violenza la distruggono.
Voi rifuggite istintivamente dall'odio e siete attratti dall'amore: per questo il papa è certo che non respingerete la sua richiesta, ma vi unirete alla sua preghiera per la pace nel mondo con lo stesso slancio con cui pregate per la pace e la concordia nelle vostre famiglie.
E' alla vostra preghiera, cari piccoli amici, che desidero affidare i problemi della vostra e di tutte le famiglie del mondo.
E non soltanto questo: ho ancora altre intenzioni da raccomandarvi.
Il papa conta molto sulle vostre preghiere.

Lettera ai bambini, 13 dicembre 1994 Giovanni Paolo II

giovedì 5 novembre 2009

Testimone con le parole e con i gesti


Giovanni Paolo II ha sfidato una società dove si registrava una soggettivazione della fede, dove sempre più persone si costruivano una religione a proprio uso e consumo, dietro alla quale vi erano molte responsabilità da parte dei cristiani e della Chiesa gerarchica, ed egli di fronte a tutto ciò ha manifestato il massimo del suo carisma di testimone. I cristiani mostravano scarsità della loro testimonianza e incapacità a vivere la sconvolgente novità del vangelo e una fede insignificante, mentre la Chiesa gerarchica aveva mantenuto a lungo il messaggio cristiano sotto il peso di troppe strutture, troppa autorità, troppi divieti , e di una pastorale troppo difensiva, troppo circoscritta all'impegno sociale-caritativo. Egli parlò all'uomo di Dio, e di come Dio non possa essere il nemico di chi Lui stesso ha creato. Parlò della vita che, senza nessun riferimento spirituale, condurrebbe al vuoto. Parlò della speranza, che può dare un senso non solamente all'esistenza futura, nell'aldilà, ma anche alla voglia di costruire già qui, in questa vita, qualcosa di nuovo. I suoi viaggi, per questa testimonianza, costituirono uno strumento concreto, incisivo, perchè all'annuncio del Vangelo con la parola si aggiungeva la presenza in un determinato luogo. La sua testimonianza trovava mille strade con le parole, ma anche con il linguaggio dei gesti, per arrivare al cuore, per far sentire la vicinanza di Dio agli sfortunati, ai poveri, ai sofferenti. Come quella volta nell'isoletta sotto la Corea del Sud, quando volle baciare quel lebbroso che guardandolo fisso lo aveva "costretto" a voltarsi, a tornare da lui. O ancora , in Brasile, quando raccontò a una bambina cieca come fosse "fatto" il Papa, come fosse vestito, dove andasse; e lei, intanto, come a trovare conferma del racconto, lo sfiorava con le sue manine.

Infine , gli ultimi mesi di vita di Karol Wojtyla, sono quelli che sicuramente hanno rappresentato il culmine di questa testimonianza. Nonostante la malattia lo devastasse ogni giorno di più, egli non ha mai nascosto la sua infermità, perchè altrimenti avrebbe finito per nascondere il suo ruolo di pastore,si sarebbe separato dalla gente. Decise di fronte a Dio di continuare la sua missione fino a che le sue forze glielo avrebbero permesso,continuando ad assolvere i suoi impegni senza far mai pesare le sue sofferenze. Giovanni Paolo II senza mai risparmiarsi, a una società che ha paura del dolore e occulta la morte, mostrò da uomo prima che da Papa, come si possono vivere con serenità e coraggio le prove più dolorose.

La vita di Karol Wojtyla è stata segnata dall'esperienza di Dio e dalla scelta per l'uomo. Questa duplice testimonianza viene da lui anticipata nella più profonda, ma meno conosciuta lettera enciclica Dives in misericordia.

Un documento questo che completa la prima enciclica, la Redemptor hominis. Infatti, dopo aver parlato della verità sull'uomo, come viene rivelata da Cristo, Giovanni Paolo II indicava nella misericordia divina,più ancora che nella giustizia, il fondamento della dignità dell'uomo, minacciata da tanti pericoli. Era un richiamo all'umanità, a ritrovare le vie della pace e della riconciliazione. Ed era un invito alla Chiesa, non solo a professare la misericordia di Dio, ma anche, se vuole seguire realmente Cristo, a tornare ad essere più misericordiosa, più pronta al perdono. Karol Wojtyla è tornato dal Padre, per restituirgli la vita che gli aveva donato, quel sabato 2 aprile del 2005. Era la vigilia della festività della Divina Misericordia; sarà stato questo un segno profetico?

lunedì 2 novembre 2009

Commemorazione dei fedeli defunti



La festa odierna ci invita a volgere lo sguardo al Cielo, meta del nostro pellegrinaggio terreno. Là ci attende la festosa comunità dei Santi. Là ci ritroveremo con i nostri cari defunti, per i quali s'eleva la preghiera nella grande commemorazione liturgica di oggi.

I fedeli cristiani e le famiglie si sono recati in questi giorni nei cimiteri, dove riposano i resti mortali dei loro congiunti, in attesa della risurrezione finale. Anch'io ritorno spiritualmente alle tombe dei miei cari, dove ho avuto occasione di sostare recentemente, durante il viaggio apostolico a Cracovia.

Il 2 novembre, però, ci chiede di non dimenticare, anzi, in un certo senso di privilegiare le anime di tanti defunti che nessuno ricorda, per affidarli all'abbraccio della divina Misericordia. Penso in particolare a tutti coloro che, nell'anno trascorso, hanno lasciato questo mondo. Prego soprattutto per le vittime dei fatti di sangue, che nei mesi scorsi ed anche in questi giorni hanno continuato ad affligere l' umanità. La commemorazione di tutti i defunti non può non essere anche una corale invocazione di pace: pace per chi ha vissuto, pace per chi vive, pace per chi vivrà.

Giovanni Paolo II (Angelus, 1 novembre2002)

giovedì 17 settembre 2009

L'unità dei cristiani


Giovanni Paolo II ha investito un'enorme quantità di energia e amore sull'unità dei cristiani.

Ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei ,che considerava "i nostri fratelli maggiori",e con i rappresentanti delle altre religioni, convocandoli talvolta in incontri di preghiera per la pace, specialmente in Assisi. Sfortunatamente la risposta da parte degli ortodossi e delle comunità cristiane, separate dell'Occidente, a questo invito non ha rispecchiato il senso di urgenza del Papa.

E come dimenticare il viaggio in Terra Santa nel 2000? Il Papa è stato testimone della verità, su cui ha forgiato la sua vita. Un testimone per l'esistenza della Chiesa, ma anche per la riconciliazione fra cattolocesimo e giudaismo.

sabato 12 settembre 2009

Il rosario per la pace


Dinanzi a tutto ciò che di sconcertante avviene nel mondo, alle situazioni che preoccupano l'umanità, recitare la corona del rosario deve essere una consapevole scelta di fede.
Con il Santo Padre Giovanni Paolo II diciamo: contemplando il volto di Cristo, nostra pace e nostra riconciliazione, vogliamo implorare da Dio il dono della pace, per intercessione di Maria Santissima.A Lei domandiamo la forza necessaria per essere costruttori di pace, a cominciare dalla vita quotidiana in famiglia.

La famiglia! Dovrebbe essere proprio il nucleo familiare il primo ambiente in cui la pace di Cristo è accolta, coltivata e custodita. Ai nostri giorni, però, senza la preghiera diventa sempre più difficile per la famiglia realizzare questa sua vocazione. Ecco perchè sarebbe veramente utile recuperare la bella consuetudine di recitare il Rosario in casa, così come avveniva nelle passate generazioni.