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lunedì 18 gennaio 2010

Ebrei e cristiani


Ebrei e cristiani condividono un immenso patrimonio spirituale, che deriva dall'autorivelazione di Dio. I nostri insegnamenti religiosi e le nostre esperienze spiritual,i esigono da noi che sconfiggiamo il male con il bene. Noi ricordiamo, ma senza alcun desiderio di vendetta nè come un incentivo all'odio. Per noi ricordare significa pregare per la pace e la giustizia e impegnarci per la loro causa. Solo un mondo in pace, con giustizia per tutti, potrà evitare il ripetersi degli errori e dei terribili crimini del passato.

Come vescovo di Roma e successore di Pietro, assicuro il popèolo ebraico che la Chiesa cattolica, motivata dalla legge evangelica della verità e dell'amore e non da considerazioni politiche, è profondamente rattristata per l'odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani in ogni tempo e in ogni luogo. La Chiesa rifiuta ogni forma di razzismo come una negazione dell'immagine del Creatore intrinseca ad ogni essere umano (cfr. Gen 1,26).

Giovanni Paolo II
(Discorso al mausoleo di Yad Vashem, n3, Gerusalemme, 23 marzo 2000)

giovedì 5 novembre 2009

Testimone con le parole e con i gesti


Giovanni Paolo II ha sfidato una società dove si registrava una soggettivazione della fede, dove sempre più persone si costruivano una religione a proprio uso e consumo, dietro alla quale vi erano molte responsabilità da parte dei cristiani e della Chiesa gerarchica, ed egli di fronte a tutto ciò ha manifestato il massimo del suo carisma di testimone. I cristiani mostravano scarsità della loro testimonianza e incapacità a vivere la sconvolgente novità del vangelo e una fede insignificante, mentre la Chiesa gerarchica aveva mantenuto a lungo il messaggio cristiano sotto il peso di troppe strutture, troppa autorità, troppi divieti , e di una pastorale troppo difensiva, troppo circoscritta all'impegno sociale-caritativo. Egli parlò all'uomo di Dio, e di come Dio non possa essere il nemico di chi Lui stesso ha creato. Parlò della vita che, senza nessun riferimento spirituale, condurrebbe al vuoto. Parlò della speranza, che può dare un senso non solamente all'esistenza futura, nell'aldilà, ma anche alla voglia di costruire già qui, in questa vita, qualcosa di nuovo. I suoi viaggi, per questa testimonianza, costituirono uno strumento concreto, incisivo, perchè all'annuncio del Vangelo con la parola si aggiungeva la presenza in un determinato luogo. La sua testimonianza trovava mille strade con le parole, ma anche con il linguaggio dei gesti, per arrivare al cuore, per far sentire la vicinanza di Dio agli sfortunati, ai poveri, ai sofferenti. Come quella volta nell'isoletta sotto la Corea del Sud, quando volle baciare quel lebbroso che guardandolo fisso lo aveva "costretto" a voltarsi, a tornare da lui. O ancora , in Brasile, quando raccontò a una bambina cieca come fosse "fatto" il Papa, come fosse vestito, dove andasse; e lei, intanto, come a trovare conferma del racconto, lo sfiorava con le sue manine.

Infine , gli ultimi mesi di vita di Karol Wojtyla, sono quelli che sicuramente hanno rappresentato il culmine di questa testimonianza. Nonostante la malattia lo devastasse ogni giorno di più, egli non ha mai nascosto la sua infermità, perchè altrimenti avrebbe finito per nascondere il suo ruolo di pastore,si sarebbe separato dalla gente. Decise di fronte a Dio di continuare la sua missione fino a che le sue forze glielo avrebbero permesso,continuando ad assolvere i suoi impegni senza far mai pesare le sue sofferenze. Giovanni Paolo II senza mai risparmiarsi, a una società che ha paura del dolore e occulta la morte, mostrò da uomo prima che da Papa, come si possono vivere con serenità e coraggio le prove più dolorose.

La vita di Karol Wojtyla è stata segnata dall'esperienza di Dio e dalla scelta per l'uomo. Questa duplice testimonianza viene da lui anticipata nella più profonda, ma meno conosciuta lettera enciclica Dives in misericordia.

Un documento questo che completa la prima enciclica, la Redemptor hominis. Infatti, dopo aver parlato della verità sull'uomo, come viene rivelata da Cristo, Giovanni Paolo II indicava nella misericordia divina,più ancora che nella giustizia, il fondamento della dignità dell'uomo, minacciata da tanti pericoli. Era un richiamo all'umanità, a ritrovare le vie della pace e della riconciliazione. Ed era un invito alla Chiesa, non solo a professare la misericordia di Dio, ma anche, se vuole seguire realmente Cristo, a tornare ad essere più misericordiosa, più pronta al perdono. Karol Wojtyla è tornato dal Padre, per restituirgli la vita che gli aveva donato, quel sabato 2 aprile del 2005. Era la vigilia della festività della Divina Misericordia; sarà stato questo un segno profetico?

martedì 29 settembre 2009

Il sacerdozio comune dei fedeli


Tutti i cristiani sono sacerdoti in senso vero e proprio e questo sacerdozio comune è fondato sul sacramento del battesimo.

La dignità del sacerdozio comune comporta responsabilità, a cui i cristiani devono far fronte nella complessità delle situazioni nelle quali vivono insieme agli altri uomini e le altre donne. Essi tuttavia non sono abbandonati a se stessi.Il Signore ha istituito il sacramento dell'ordine, che assicura la continuità delle funzioni che egli ha attribuito agli apostoli quali pastori della Chiesa da lui fondata. In ciò consiste il sacerdozio ministeriale, in forza del quale alcuni membri del Popolo di Dio, scelti e chiamati da Dio stesso, vengono insigniti individualmente di una sacra potestà, compiono "il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offrono a Dio a nome di tutto il popolo" (Lumen Gentium, 10).

Il magistero conciliare è molto preciso: "Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poichè l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo" (Lumen Gentium, 10).

sabato 26 settembre 2009

Il giorno del Signore: La domenica


Il cristiano la domenica è invitato a riscoprire l'amore di Dio per le sue creature e a sentirsi protetto dallo sguardo gioioso del Signore. L' uomo, oggi, troppo coinvolto dalla tecnica, dal processo produttivo, non riesce più a vedere il volto di Dio nelle bellezze del creato. I cristiani ogni domenica si riposano, ma soprattutto celebrano l'opera di Dio Creatore e Redentore. Da questa celebrazione sgorga gioia e speranza, che danno nuovo sapore alla vita di ogni giorno.

Fin dagli inizi del cristianesimo la domenica è stata considerata il giorno di Cristo in quanto legata alla memoria della sua risurrezione. Il Signore, infatti, è risorto il"primo giorno dopo il sabato" quando le donne , andate di buon mattino, hanno trovato il sepolcro vuoto. Il Vangelo narra che Gesù fu riconosciuto da Maria Maddalena; si accompagnò ai due discepoli nella strada di Emmaus; si manifestò agli undici riuniti insieme e riapparve loro la domenica seguente, vincendo i dubbi dell'incredulo Tommaso. Cinquanta giorni dopo, avvenne la Pentecoste, con la potente effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente. In un certo senso, la domenica è la continuazione di queste prime domeniche della storia cristiana: il giorno di Cristo risorto e del dono del suo Spirito.

Diversamente dai calendari civili, la liturgia considera la domenica non l'ultimo giorno della settimana, bensi' il primo. In questo modo se ne sottolinea la dignità e si pone in evidenza che, con la risurrezione di Cristo, il tempo " riparte", e si avvia verso la venuta gloriosa del Figlio di Dio.Il cuore del giorno del Signore è l'assemblea eucaristica. Quindi ,per vivere bene la domenica, il primo dovere è partecipare alla Santa Messa. In ogni Eucaristia si rinnova il sacrificio di nostro Signore e la Chiesa unendosi col proprio sacrificio, annuncia la sua morte e proclama la sua risurrezione in attesa della sua venuta. La domenica è il giorno in cui si riunisce tutta la comunità. In questo giorno l'assemblea cristiana ascolta la Parola di Dio proclamata con abbondanza e solennità. Partecipando all'unica mensa si approfondisce la comunione tra quanti sono adunati nello Spirito di Cristo. La Chiesa, la domenica, si manifesta come sacramento di unità, "segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Lumen gentium, 1).

giovedì 17 settembre 2009

L'unità dei cristiani


Giovanni Paolo II ha investito un'enorme quantità di energia e amore sull'unità dei cristiani.

Ha promosso con successo il dialogo con gli ebrei ,che considerava "i nostri fratelli maggiori",e con i rappresentanti delle altre religioni, convocandoli talvolta in incontri di preghiera per la pace, specialmente in Assisi. Sfortunatamente la risposta da parte degli ortodossi e delle comunità cristiane, separate dell'Occidente, a questo invito non ha rispecchiato il senso di urgenza del Papa.

E come dimenticare il viaggio in Terra Santa nel 2000? Il Papa è stato testimone della verità, su cui ha forgiato la sua vita. Un testimone per l'esistenza della Chiesa, ma anche per la riconciliazione fra cattolocesimo e giudaismo.